GIOVANILE OPERA FINALE

 

NUVOLE

Le nuvole chiarezza si contendono,
del Cielo il maldestro mutamento,
rendendosi colpevoli ad onore.
Poi, mentre capolino fa il Sole,
uno scroscio scorbutico sull’erba:
sia il segno di un’altra esistenza?

UNA STAGIONE

Incroci di stecchi, di rami incidenti…
…Dove è finito il passo burattino?
Dove conobbe il traguardo maggiore?
C’era cotone o, peggio, del carbone?
E il mondo riprese i gravosi lampi,
tra fili arrugginiti e persi campi.

UNA BARCA

Una barca in riva al lago,
nello sciabordare, degno,
dello sciame d’acqua, lento,
a coprire il fondo, incolto,
ora che non ha più volto:
e sia, stremo dello stolto!

ASSENZA

L’assenza, figlio mio, è di questo mondo,
che più non ha Parole trasognate,
stelle cadenti in Cieli d’arabeschi,
ma sol tracce scavate dai suoi denti,
come fosse la Luna mai risorta,
o il Sole, spento, in un Mare profondo.

2 GAMBE/2 OMBRE

Quale passo, sulla sabbia, lascia il segno?
Come può trovarsi in simili contorni?
Far che l’ombre si contendano i ritorni,
i ritorni eterni nel deserto in segno.
Che soltanto s’offra il cane quieto,
senza fare sdegno del suo legno!

OCCHIO

Astuzia infantile, premessa di vita,
su stuoie grinzose d’affanni grondanti.
Si levano all’azzurro i brevi desideri:
un cono gelato, un rosso pallone…
Sentiero scomposto i passati anni,
di nuvole perse in Cieli, così…

BAMBINO

Un bambino a piedi nudi
tutti neri, neri, neri,
mi guardava divertito:
gli parevo un matto vero.
Con un salto entrò in me,
era uscito fuor da me.

IL VIAGGIATORE

Esperienze portiamo nelle borse:
propriamente la stoffa più alterata,
di pelle, oppure già plastificata,
secondo i tempi che vengono e muoiono,
riproducendo gli svariati anni,
e, con loro, i sempiterni affanni.

UN UOMO E UN MANICHINO

Un uomo e un manichino,
nel centro commerciale di Pechino,
erano esposti come in vetrina.
Ma tutto il mondo è paese:
che vuoi che non si trovino
un uomo e un manichino,
come esposti in vetrina,
nel centro commerciale di Torino?

GIOSTRA

Un bimbo salta sulla giostra,
afferra il cencio al primo giro,
così un altro fanciullo si dispera:
– Non sai -, faccio al secondo,
– che c’è e ci sarà sempre nella vita
il succube ed il pronto,
che dà lezione all’altro
e vince la partita? -.

3 BAMBINI/1 VIOLINO

Tre bambini, come lieto suono
un violino di mastro liutaio,
sul selciato di scomposto dono
si preparano al contorno gaio,
anche se, per mille frontiere,
mentre salgono pronte le attese,
già lacerano ingiuste contese,
che perpetuano la tarda età.

1 DONNA/3DONNE

Una donna, squadrata al Mistero,
ombre cavalca con muto cipiglio,
fino a quando non prende il suo velo,
fino a quando non lo getta al ciglio:
coranico, evangelico o biblico,
il velo ritorna e sempre contiene,
ma serve salvare l’amato figlio,
nuda parentesi d’amore vero.

ALCE SUL TRONCO

Alce Sul Tronco era deceduto,
anche se aveva meno di dieci anni.
Al funzionario di Stato lo disse,
all’anima-mondo lo ricordò;
al ghigno vinto di tutte le genti
della cultura nativa amerindia,
degli Aborigeni e pure dei Rom,
all’anima-mondo lo ricordò.

SILENZIO

E’ d’oro il silenzio nell’oscurità,
nell’evanescenza del mondo attuale,
che si dipana sopra ogni male
compiuto dall’uomo con malvagità.
Ma, ad ogni luogo oscuro della vita,
si prepongono puri sognatori,
ricercatori di perso lindore,
ritorno solare del Più Grande Cuore.

PONTE VECCHIO

Ponte Vecchio è usato, un vecchio
tra le grinze della sera;
è l’antico girotondo
delle luci, è notte vera.
Una gru si staglia alta,
come dipingendo l’acqua:
l’acquerello traccia scarno,
oltre il limite dell’Arno.

FINESTRE

Finestre come uno sguardo confuso
intercettato da un mutamento,
se esce dagli occhi il richiamo al fuso
delle tre Parche… e la terza ora sento.
Finestre come uno sguardo nell’anima,
ma lo spirito cambia sempre muto.
Cosa significa per te una lacrima?
Eppure è segno di passo compiuto.

VOLO DI RONDINI

Rondini volano alla nube austera,
quando il meriggio batte i suoi rimpianti;
frecce si spostano e vanno e poi vanno,
li porta il suono d’animosi canti.
Non atterrite, dico io, non sporcatevi:
svoltate in Cielo, che la terra trema!

PUNTI SULLA SPIAGGIA

Sul bagnasciuga c’è un vecchio ansimante,
che di fatica ne ha vista così:
orme troneggiano agli ultimi passi,
quando alla sera le luci soffuse
inducono le madri coi ragazzi
a abbandonare la spiaggia del ring.

IL SELCIATO

Ciottoli fanno cammini più umani,
tutti diversi ed uguali, nel dì
della coscienza dovuta alle mani
di questi pollici sovrapponibili…
Così, il selciato, si pone al confronto
d’uomini e donne animati al domani.

MARE

Come una nave sul flusso dei mari,
la coltura offra traguardi impensati,
rendendo grazie al pensiero diverso:
sembra un andare e un venire disperso.
Come una nave sul molo di vita,
il selciato sa già di nuova vita.

FAVOLA DI GUERRA

Digrignava i denti un cane,
con la lucida violenza
di chi pone la sua scienza
alla stregua del padrone…

…una pecora osservò,
con pazienza ormai rodata,
che il cane, per la strada,
punto fu dal Calabrone…

POESIA D’AMORE

Ci sono troni e templi invalicabili
per tutte le scansioni gravitanti
del male e delle inette umane cose,
ma tu, col tuo sorriso ineccepibile,
insegni il cielo in terra sui versanti
di monti che alla speme sanno dare.
E non esistono altre quintessenze
se non parole tue, fior di condense.

 

IL BOSCO DEL PROFETA

 

IL PROFETA

sento crescere in me
la certa convinzione
di prendere le parti
dell’uomo conturbante –
non so se dureranno
infinite le strofe,
ma il Cielo le comanda,
e corro nel Suo grembo

SINCRONIZZATO

sincronizzato
a rimanere forte,
con le parole
mi diletto ancora,
àncora all’aurora

APERTO E’ IL CUORE

aperto è il cuore
ai mille mutamenti
dell’esistenza –
come un bambino scrivo,
sorridendo alla luna,
e mai non v’è
chi possa farmi fremere
allo scoraggio
che Morte o Sofferenza
spegnino il vivo raggio

L’UMANITA’

l’umanità
si nutre d’un mistero
che scopro vero

STRADE SFERRAGLIANO

strade sferragliano
rapide e lente sul niente:
anguille e bisce

ROSA CANDORE

rosa candore,
di temporali estivi
perso rimpianto,
perché finisti sola?
forse spiccasti in volo
per malattie
congenite al tuo regno,
sembiante legno?
dunque, allora, compresi
che non cadesti sola

ANCHE LA FOGLIA

anche la foglia
sola cade dall’albero,
comunque insieme

ALCUNE VOLTE

alcune volte
filosofare e intendersi
val più nel modo

CHE PIOVA O GRANDINI

che piova o grandini
non m’importa più molto,
se tengo fede –
la speranza è la prima
consigliera corretta
del vero amore,
tenuto imprigionato
e poi espresso,
da dentro a fuori a dentro…
…fra tutte le persone

SENTO CHE SERVE

sento che serve
il fiore universale;
comunque crescere,
pur avvertendo il male,
che sempre e più trasale

GUARDI IL PIANETA

guardi il pianeta
da una panchina bianca,
da una rossa
ti muovi intestardito
verso il pianeta uomo

QUANTE PERSONE

quante persone
si possono vedere
dalla panchina!
e gente silenziosa
nell’avanzare immane;
e poi, comuni
al viver quotidiano,
con uno slancio
smorto dovuto ai guai:
vi voglio bene assai!

LA GUERRA SFERZA

la guerra sferza
tutti i contenitori
d’umana specie

DI ROSSO HO VISTO

di rosso ho visto
i gerani fra noi,
poveri amanti –
non sai che Donna Amore
sei, col crine fiorito
di mille petali,
con io sconfortato,
senz’altro fiato
se non a dirti: “Basta!”,
unico grido mio

AL RISVEGLIARSI

al risvegliarsi
del picchio sulla pianta,
cedo a un amico

SENTO FUGGIRE

sento fuggire
l’età, nel tempo perso
a farci guerre
senza il motivo stesso,
così poco autentico –
Caron’ traghetta
l’umanità latente,
che s’offre come
chi muore senza niente:
nudo uomo di sergente!

FAMIGLIA EXEMPLUM

famiglia exemplum:
padre e madre e nonne…
…tutti in levare!

MA COSA OFFRE?

ma cosa offre
l’original famiglia,
per cui si gode e soffre?

VORREI ASSISTERE

vorrei assistere
la mutazione umana,
che si connaturi
con l’Eterna Bontà –
io, matto della strada

GENTE DIVERSA

gente diversa,
sfuggente dai contorni,
mi schiude al mondo –
cavalco e non so più
finanche dove andare,
perché, se v’è
un male, è rintracciabile
nei forti e negli
ordini, no nei singoli:
è il branco che fa i lupi!

COMUNITA’

comunità,
amica di ventura,
segni la vita,
la porti a sepoltura –
ahi, crescita infinita!

LA SOCIETA’

la società
del Comunitarismo:
quale migliore
fronte contro le Erinni
del total-liberismo!
ora, occorrono
le notti dell’onore,
a disegnare
un diverso futuro
di solidarietà

ESPLODE IL LIMITE

esplode il limite,
dopo la nostra vita,
senza riserve –
se vivemmo splendenti,
di nobile miseria
e civiltà,
esplode l’aria in vita,
e un volo d’angeli
si fa maestà sublime
per la migliore vita

NON TI CRUCCIARE

non ti crucciare,
se il pessimismo storico
fustiga e doma –
sono io che non intendo
davvero rinunciare

MODERNITA’

modernità
è dire un po’ di tutto,
anche l’opposto,
e sino all’esplosione
siamo sempre nel giusto

LA GRANDE SPEME

la grande speme
prega nelle affollate
basiliche mono;
non sanno il fallimento
di tanto tradimento –
ora il Celeste
brilla accanto all’Esistente,
e, sol d’un fiato,
parla come inebriato:
“Ipretiaguzzisono!”

LA VERITA’

la verità
cerco lungo le strade,
con bramità

L’UMANITA’

l’umanità
non regge, di per sé;
ella necessita
d’una speranza antica,
nei riti ritrovata –
e se trionfasse,
in massa, una fede
più democratica,
in cui il divino Re
regnasse con Dei-Anime?

CREDO NELL’UOMO

credo nell’uomo,
che riesca a disegnare
l’unica Beltà

TUTTI SIAM LIBERI

tutti siam liberi,
ma poi ci rintaniamo
nelle livree
dello sporco inviolato,
in divise orrorifiche –
siam tutti eguali,
e qualcuno evidenzia
d’esserne di più –
venitelo a spiegare
al Grande Manitù

NEGLI SCONOSCIUTI

negli sconosciuti,
in un gioco di sguardi,
mi sento crescere
e sviluppare i tanti
quanto me angeli e diavoli

SE NON CI FOSSERO

se non ci fossero
stati stalin e pol
pot e ceausescu,
il Comunitarismo
comunista di Rosa
avrebbe vinto,
ed a quell’ora immane
pure i più clerici,
neri di livore,
rossi conturberebbero

QUESTA E’ LA FINE

questa è la fine
di ogni circostanza,
di chi si chiude
nella sua propria stanza
e volta il capo al mìsero,
al prigioniero
d’affetti, come làcero
di sentimenti –
altro dirvi non vo…
…aguzzate le menti

IN CIELO SALE IL SOLE

in cielo sale il sole;
si perdono da sole
in volo le viole

GIOVANILE OPERA FINALE.

 

NUVOLE

Le nuvole chiarezza si contendono,
del Cielo il maldestro mutamento,
rendendosi colpevoli ad onore.
Poi, mentre capolino fa il Sole,
uno scroscio scorbutico sull’erba:
sia il segno di un’altra esistenza?

UNA STAGIONE

Incroci di stecchi, di rami incidenti…
…Dove è finito il passo burattino?
Dove conobbe il traguardo maggiore?
C’era cotone o, peggio, del carbone?
E il mondo riprese i gravosi lampi,
tra fili arrugginiti e persi campi.

UNA BARCA

Una barca in riva al lago,
nello sciabordare, degno,
dello sciame d’acqua, lento,
a coprire il fondo, incolto,
ora che non ha più volto:
e sia, stremo dello stolto!

ASSENZA

L’assenza, figlio mio, è di questo mondo,
che più non ha Parole trasognate,
stelle cadenti in Cieli d’arabeschi,
ma sol tracce scavate dai suoi denti,
come fosse la Luna mai risorta,
o il Sole, spento, in un Mare profondo.

2 GAMBE/2 OMBRE

Quale passo, sulla sabbia, lascia il segno?
Come può trovarsi in simili contorni?
Far che l’ombre si contendano i ritorni,
i ritorni eterni nel deserto in segno.
Che soltanto s’offra il cane quieto,
senza fare sdegno del suo legno!

OCCHIO

Astuzia infantile, premessa di vita,
su stuoie grinzose d’affanni grondanti.
Si levano all’azzurro i brevi desideri:
un cono gelato, un rosso pallone…
Sentiero scomposto i passati anni,
di nuvole perse in Cieli, così…

BAMBINO

Un bambino a piedi nudi
tutti neri, neri, neri,
mi guardava divertito:
gli parevo un matto vero.
Con un salto entrò in me,
era uscito fuor da me.

IL VIAGGIATORE

Esperienze portiamo nelle borse:
propriamente la stoffa più alterata,
di pelle, oppure già plastificata,
secondo i tempi che vengono e muoiono,
riproducendo gli svariati anni,
e, con loro, i sempiterni affanni.

UN UOMO E UN MANICHINO

Un uomo e un manichino,
nel centro commerciale di Pechino,
erano esposti come in vetrina.
Ma tutto il mondo è paese:
che vuoi che non si trovino
un uomo e un manichino,
come esposti in vetrina,
nel centro commerciale di Torino?

GIOSTRA

Un bimbo salta sulla giostra,
afferra il cencio al primo giro,
così un altro fanciullo si dispera:
– Non sai -, faccio al secondo,
– che c’è e ci sarà sempre nella vita
il succube ed il pronto,
che dà lezione all’altro
e vince la partita? -.

3 BAMBINI/1 VIOLINO

Tre bambini, come lieto suono
un violino di mastro liutaio,
sul selciato di scomposto dono
si preparano al contorno gaio,
anche se, per mille frontiere,
mentre salgono pronte le attese,
già lacerano ingiuste contese,
che perpetuano la tarda età.

1 DONNA/3DONNE

Una donna, squadrata al Mistero,
ombre cavalca con muto cipiglio,
fino a quando non prende il suo velo,
fino a quando non lo getta al ciglio:
coranico, evangelico o biblico,
il velo ritorna e sempre contiene,
ma serve salvare l’amato figlio,
nuda parentesi d’amore vero.

ALCE SUL TRONCO

Alce Sul Tronco era deceduto,
anche se aveva meno di dieci anni.
Al funzionario di Stato lo disse,
all’anima-mondo lo ricordò;
al ghigno vinto di tutte le genti
della cultura nativa amerindia,
degli Aborigeni e pure dei Rom,
all’anima-mondo lo ricordò.

SILENZIO

E’ d’oro il silenzio nell’oscurità,
nell’evanescenza del mondo attuale,
che si dipana sopra ogni male
compiuto dall’uomo con malvagità.
Ma, ad ogni luogo oscuro della vita,
si prepongono puri sognatori,
ricercatori di perso lindore,
ritorno solare del Più Grande Cuore.

PONTE VECCHIO

Ponte Vecchio è usato, un vecchio
tra le grinze della sera;
è l’antico girotondo
delle luci, è notte vera.
Una gru si staglia alta,
come dipingendo l’acqua:
l’acquerello traccia scarno,
oltre il limite dell’Arno.

FINESTRE

Finestre come uno sguardo confuso
intercettato da un mutamento,
se esce dagli occhi il richiamo al fuso
delle tre Parche… e la terza ora sento.
Finestre come uno sguardo nell’anima,
ma lo spirito cambia sempre muto.
Cosa significa per te una lacrima?
Eppure è segno di passo compiuto.

VOLO DI RONDINI

Rondini volano alla nube austera,
quando il meriggio batte i suoi rimpianti;
frecce si spostano e vanno e poi vanno,
li porta il suono d’animosi canti.
Non atterrite, dico io, non sporcatevi:
svoltate in Cielo, che la terra trema!

PUNTI SULLA SPIAGGIA

Sul bagnasciuga c’è un vecchio ansimante,
che di fatica ne ha vista così:
orme troneggiano agli ultimi passi,
quando alla sera le luci soffuse
inducono le madri coi ragazzi
a abbandonare la spiaggia del ring.

IL SELCIATO

Ciottoli fanno cammini più umani,
tutti diversi ed uguali, nel dì
della coscienza dovuta alle mani
di questi pollici sovrapponibili…
Così, il selciato, si pone al confronto
d’uomini e donne animati al domani.

MARE

Come una nave sul flusso dei mari,
la coltura offra traguardi impensati,
rendendo grazie al pensiero diverso:
sembra un andare e un venire disperso.
Come una nave sul molo di vita,
il selciato sa già di nuova vita.

FAVOLA DI GUERRA

Digrignava i denti un cane,
con la lucida violenza
di chi pone la sua scienza
alla stregua del padrone…

…una pecora osservò,
con pazienza ormai rodata,
che il cane, per la strada,
punto fu dal Calabrone…

POESIA D’AMORE

Ci sono troni e templi invalicabili
per tutte le scansioni gravitanti
del male e delle inette umane cose,
ma tu, col tuo sorriso ineccepibile,
insegni il cielo in terra sui versanti
di monti che alla speme sanno dare.
E non esistono altre quintessenze
se non parole tue, fior di condense.

(LEONARDO MAGNANI).

 

IL BOSCO DEL PROFETA.

 

SINCRONIZZATO

sincronizzato
a rimanere forte,
con le parole
mi diletto ancora,
àncora all’aurora

APERTO E’ IL CUORE

aperto è il cuore
ai mille mutamenti
dell’esistenza –
come un bambino scrivo,
sorridendo alla luna,
e mai non v’è
chi possa farmi fremere
allo scoraggio
che Morte o Sofferenza
spegnino il vivo raggio

L’UMANITA’

l’umanità
si nutre d’un mistero
che scopro vero

STRADE SFERRAGLIANO

strade sferragliano
rapide e lente sul niente:
anguille e bisce

ROSA CANDORE

rosa candore,
di temporali estivi
perso rimpianto,
perché finisti sola?
forse spiccasti in volo
per malattie
congenite al tuo regno,
sembiante legno?
dunque, allora, compresi
che non cadesti sola

ANCHE LA FOGLIA

anche la foglia
sola cade dall’albero,
comunque insieme

ALCUNE VOLTE

alcune volte
filosofare e intendersi
val più nel modo

CHE PIOVA O GRANDINI

che piova o grandini
non m’importa più molto,
se tengo fede –
la speranza è la prima
consigliera corretta
del vero amore,
tenuto imprigionato
e poi espresso,
da dentro a fuori a dentro…
…fra tutte le persone

SENTO CHE SERVE

sento che serve
il fiore universale;
comunque crescere,
pur avvertendo il male,
che sempre e più trasale

GUARDI IL PIANETA

guardi il pianeta
da una panchina bianca,
da una rossa
ti muovi intestardito
verso il pianeta uomo

QUANTE PERSONE

quante persone
si possono vedere
dalla panchina!
e gente silenziosa
nell’avanzare immane;
e poi, comuni
al viver quotidiano,
con uno slancio
smorto dovuto ai guai:
vi voglio bene assai!

LA GUERRA SFERZA

la guerra sferza
tutti i contenitori
d’umana specie

DI ROSSO HO VISTO

di rosso ho visto
i gerani fra noi,
poveri amanti –
non sai che Donna Amore
sei, col crine fiorito
di mille petali,
con io sconfortato,
senz’altro fiato
se non a dirti: “Basta!”,
unico grido mio

AL RISVEGLIARSI

al risvegliarsi
del picchio sulla pianta,
cedo a un amico

SENTO FUGGIRE

sento fuggire
l’età, nel tempo perso
a farci guerre
senza il motivo stesso,
così poco autentico –
Caron’ traghetta
l’umanità latente,
che s’offre come
chi muore senza niente:
nudo uomo di sergente!

FAMIGLIA EXEMPLUM

famiglia exemplum:
padre e madre e nonne…
…tutti in levare!

MA COSA OFFRE?

ma cosa offre
l’original famiglia,
per cui si gode e soffre?

VORREI ASSISTERE

vorrei assistere
la mutazione umana,
che si connaturi
con l’Eterna Bontà –
io, matto della strada

GENTE DIVERSA

gente diversa,
sfuggente dai contorni,
mi schiude al mondo –
cavalco e non so più
finanche dove andare,
perché, se v’è
un male, è rintracciabile
nei forti e negli
ordini, no nei singoli:
è il branco che fa i lupi!

COMUNITA’

comunità,
amica di ventura,
segni la vita,
la porti a sepoltura –
ahi, crescita infinita!

LA SOCIETA’

la società
del Comunitarismo:
quale migliore
fronte contro le Erinni
del total-liberismo!
ora, occorrono
le notti dell’onore,
a disegnare
un diverso futuro
di solidarietà

ESPLODE IL LIMITE

esplode il limite,
dopo la nostra vita,
senza riserve –
se vivemmo splendenti,
di nobile miseria
e civiltà,
esplode l’aria in vita,
e un volo d’angeli
si fa maestà sublime
per la migliore vita

NON TI CRUCCIARE

non ti crucciare,
se il pessimismo storico
fustiga e doma –
sono io che non intendo
davvero rinunciare

MODERNITA’

modernità
è dire un po’ di tutto,
anche l’opposto,
e sino all’esplosione
siamo sempre nel giusto

LA GRANDE SPEME

la grande speme
prega nelle affollate
basiliche mono;
non sanno il fallimento
di tanto tradimento –
ora il Celeste
brilla accanto all’Esistente,
e, sol d’un fiato,
parla come inebriato:
“Ipretiaguzzisono!”

LA VERITA’

la verità
cerco lungo le strade,
con bramità

L’UMANITA’

l’umanità
non regge, di per sé;
ella necessita
d’una speranza antica,
nei riti ritrovata –
e se trionfasse,
in massa, una fede
più democratica,
in cui il divino Re
regnasse con Dei-Anime?

CREDO NELL’UOMO

credo nell’uomo,
che riesca a disegnare
l’unica Beltà

TUTTI SIAM LIBERI

tutti siam liberi,
ma poi ci rintaniamo
nelle livree
dello sporco inviolato,
in divise orrorifiche –
siam tutti eguali,
e qualcuno evidenzia
d’esserne di più –
venitelo a spiegare
al Grande Manitù

NEGLI SCONOSCIUTI

negli sconosciuti,
in un gioco di sguardi,
mi sento crescere
e sviluppare i tanti
quanto me angeli e diavoli

SE NON CI FOSSERO

se non ci fossero
stati stalin e pol
pot e ceausescu,
il Comunitarismo
comunista di Rosa
avrebbe vinto,
ed a quell’ora immane
pure i più clerici,
neri di livore,
rossi conturberebbero

QUESTA E’ LA FINE

questa è la fine
di ogni circostanza,
di chi si chiude
nella sua propria stanza
e volta il capo al mìsero,
al prigioniero
d’affetti, come làcero
di sentimenti –
altro dirvi non vo…
…aguzzate le menti

IN CIELO SALE IL SOLE

in cielo sale il sole;
si perdono da sole
in volo le viole

(LEONARDO MAGNANI)

MESSA IN ABISSO.

 

…CROCCA, CROCCA, LA FOGLIA CROCCA!

Crocca, crocca, la foglia crocca,
al vento e al passo la foglia si stacca.

Lontane grida, la vicissitudine
in aria gonfia che pare un turbine.

E poi si posa come defunta,
spoglia di niente, di tutto consunta.

1

Qui serve sprofondare, o venerata Musa,
che molti già considerano illusa;
e non farò per certo tua incerta interpellanza,
lasciando che tu venga alla mia Stanza,
lasciando che tu spenga, dannate, l’ambizioni,
chiamate come esigono i cuori.
Qui serve sprofondare.

2

Credi sempre ed inonda di fracida sostanza
ogni pur lieve scossa in gravidanza,
ogni dettato aperto che soltanto ricuce
i puttaneschi ostacoli alla Luce;
gli incubi vagabondi, su letti rosso sangue,
si chiamano “Certezze Fatte Ad Arte”.
Credi sempre ed inonda.

3

S’agiteranno i figli di lune capovolte,
come esplicando lor false condotte,
come piaghe di cuori che sanguinano gravi
e sporcano le tuniche dei “savi”.
Or vedi, Fanciullino, la vedi: è resistenza
quella penombra tenue d’esistenza.
S’agiteranno i figli.

4

Celibe d’emozioni cerchi l’iniziazione
a un collettivo gioco di parole.
Siederai su di un trono, anelante il perdono
concesso all’uomo, figlio di Dio Crono;
e toccherai il sereno, il santo cuore in velo,
sì pago di brindare sol veleno.
Celibe d’emozioni.

5

Forse non fuggirai, nella notte feconda,
cercando di seguire linee d’ombra,
pure comunicando con il silenzio atroce
di chi già trapassò Eterna Voce.
Vivrai (e so per certo) di schietta vicinanza,
gramigna che non turba l’altra Stanza.
Forse non fuggirai.

6

Impara la giornata, la vita è tutta qua,
con un sorriso grato verso un tram:
l’ultimo tram chiamato “Notte Bambina E Incerta”
si ferma sulla tua riva deserta.
Saprai lasciare orme, non perderti nei guai,
se il cielo nella Stanza proprio vuoi.
Impara la giornata.

7

Chiederai come mai il mondo si rinnova
sempre perdendosi nella sua ruota;
forse non sai distinguere fra la certezza e il sogno,
e la grazia non ha più ugual ritorno.
C’è chi vive anche lieto, il lieve animo semplice,
così il contorno umano impegna complice.
Chiederai come mai.

8

Esprimo e esprimerai sussurri come amori
congratularsi dentro come fuori.
Forse l’oscurità ha conquistato Stanza,
non passerà la soglia di condensa;
la voglia che nutriamo, la linfa nella foglia,
sarà il dibattere d’anima spoglia.

Esprimo e esprimerai.

17

Ma la scala stradale è una piramide –
L’amato padre e la madre d’affetti –
Siedono il trono “diversi” ed eletti –
Adesso l’universo si compiace –

18

Non stride più la vampa amareggiata –
Celeste si presenta il fu oltraggioso –
Omaggi carezzevoli propongono –
Ora conosco la nuova giornata –

19

Cinge, cinge il lietissimo cordame –
Soli e papaveri, grazia rinata –
Francese il bacio che mi lasci dentro –
Condensa cieca d’impulsi d’amore –

20

Livido il tuo fissarmi, o luce fiera –
Sali di litio grondano sublimi –
Alla gioia reiterativa cedo –
Mi muovo alla conquista ardimentosa –

31

Forse violenza può fare chiarezza –
Sento nel mondo una tale afonia –
Prema il pedale d’accelerazione –
Davvero pochi fremono la vita –

32

In fondo il santo non ha mai amato –
Certo, cercare è una pagina nobile –
Pianta carnivora, anche tu sai cedere –
Il coccodrillo può cedere il pasto? –

33

M’infonde la tribù molto coraggio –
L’amore solo ho perduto per te –
Che una fiamma s’accenda nel cuore! –
La società concelebra il suicidio –

34

Salga quel brio di perse tribù –
Battezzi ancora il seme ed il sangue –
Fui combattuto da foglie urticanti –
Sono disposto a cannibalizzare –

43

Constatazione empirica il sanguinante clero
di sempiterno civile rituale
politico o ecclesiale, nel mare più sociale
di questo inetto battello insincero.
Mi rimetto al veleno del Solipsismo immane
se Cerbero è il Divino e dopo invade.
Constatazione empirica.

44

Solenne patto al Demone, per meriti congiunti
di grazie avvelenate sovrumane.
Gli scheletriti assunti di grugniti desunti
si sposano a preghiere preparate.
Il Solipsismo acuto, in questo corto raggio,
premette il sogno nudo e dà coraggio.
Solenne patto al Demone.

45

Così m’è porto il calice, l’amara coppa lignea,
ma prediligo fruste d’eros nero.
Sollevano le genti, al Cielo che sogghigna,
preghiere senza un attimo di vero;
e sanno solo credere a false circostanze
battute come porte delle Stanze.
Così m’è porto il calice.

46

Sento che non si possa davvero farne a meno
di tutto questo immenso truce siero;
è l’Uomo che ripone il senno nel veleno,
per sopravvivere nel sogno fiero.
Ma un cane, un gatto, sanno in fondo più contare
con la Purezza Comportamentale.
Sento che non si possa.

47

E brindano le stelle di Cieli in arabeschi,
come ridendo in vivo aperitivo;
e ghignano di noi, dei nostri amati teschi,
come ci sollazziamo col cretino.
E allora tutto passa, l’allerta non è molta,
come si frange l’ondata sull’onda.
E brindano le stelle.

48

Ringrazio la mattina, lo stupro che purifica,
la rimembro di certo in bene o in male;
ma il nudo si compiace e lascia conturbare
perché è una Vita in toto che si umilia.
Ed ora traggo il vero, nel creder puro e atroce
che il mondo debba spingere alla brace.
Ringrazio la mattina.

49

La carne si fa nuda, chiedendo un gran perdono,
offrendolo in dono al masochista;
se pure egli concede al suo maligno il dono
di spegnere la memore sconfitta,
si aprirà cosciente, perché di grande lena,
meravigliosa la Social Catena.
La carne si fa nuda.

50

Si placa la giornata, sperperato fogliame,
quando le grida giovani marciscono;
s’ode il quieto fremito di scheletriti rami,
le nudità di notti che nutriscono.
Ora puoi solo scrivere la tua storia futura,
giacché, immemore, è nuda la Natura.
Si placa la giornata.

…CROCCA, CROCCA, LA FOGLIA CROCCA.

Crocca, crocca, la foglia crocca,
al vento e al passo la foglia si stacca.

Lontane grida, la vicissitudine
in aria gonfia che pare un turbine.

E poi si posa come defunta,
spoglia di niente, di tutto consunta…

 

(LEONARDO MAGNANI).

DICHIARAZIONE DI POETICA

 

La tristezza mi piange sul foglio
di vermiglio crudele cordoglio;
la tristezza si chiama utopia
di qualcosa che non fugga via.

Di qui intendo gridare certezza,
nominandola “Strofa Perfetta”,
se d’intorno l’umano ripone
la perduta lontana ragione.

 

L’ABIURA.

 

Cala sovrano, sordido il silenzio
sull’appartato nido della vecchia,
che, sulla tavola tra vino e assenzio,
come la prima giovane si specchia.
S’ode lontano un sussulto di vati,
così fuggevoli dinanzi agli occhi
di popoli irretiti dalla fame:
siam tutti un po’ malati!

Al silente sussegue l’Ade, tenebra
viluppatrice, che sempre a sé porta
chi la ragione rifiuta, chi penetra
laddove solo il cuore apre la porta.
S’ode lontano un sobbalzo di miti,
così cedevoli dinanzi ai nuovi,
che infiammano cinque anni e poi si bruciano:
siam tutti un po’ feriti!

Forse rifiuterò chierico rosso
o bianco: mai cotanta sofferenza!
Forse rifiuterò anche me stesso
senza che il mondo chieda la mia assenza.
S’ode lungi una forca di ribelli,
che dettero la vita per salvare
i loro boia e non chiesero favori:
siam tutti un po’ di quelli!

Forse non avrò tempo di lottare,
né lottando passivo potrò dire
d’aver vissuto bene d’affrontare
con sollievo il giudizio del morire.
S’odono lungi schiere d’eremiti:
come noi si percuotono il dolore
che di dolore è conseguenza e causa:
siam tutti un po’ finiti!

(LEONARDO MAGNANI)

IL PRIMA E IL DOPO (e altro vicino).

 

PADRE

P rodromi lieti, o padre adolescente,

A llevato di rigor contadinesco nel caffellatte:

“D in din”, il nostro tesoro è sotto il bicchiere.

R omba la locomotiva dei capelli tuoi nei bei ricordi,

E non seppi dirti mai quanto t’amo, centurione ferroviere!

 

MADRE

M i son destato, o madre sorellina,

A ncorato ai mie ottusi sogni di spensieratezza.

D immi la figlia che fosti di “Buona Novella”,

R edimita a lavandare per la giusta  nitidezza.

E non seppi dirti mai  quanto t’amo, sarta in gonnella!

 

NONNE

N ulla è più caro dell’età senile:

O ggetti polverosi ed il vinile

N elle tracce rovinate e debordanti di memoria.

N ulla è più caro dell’età senile:

E non seppi dirvi mai quanto vi amo, la vostra microstoria!

 

NUOVO NEGOZIO

Dietro la plastica d’un grande store

In divenire, l’incerto potrò

Esaudire in convergenti proposte:

Tante risposte cadranno nel cuore!

 

STUPRO

S imilmente mio quel bambinello stanco,

T umefatto di gloria e speranza.

U na proboscide si pone tra le palpebre,

P roboscide d’un proletario che ha i suoi anni.

R obusta è la vita nei più segreti campi;

O condensa uno stupro o lascia indifferenza.

 

CULTO

C ondensa la dottrina e non dice poi nulla,

U midità austera che sanguina già in culla ,

L ievita con te e tersa macchia,  morchia della storia.

T utte le capitali del mondo, “spirituali”,

O lezzano del puzzo prigioniero nei loro consociati.

 

L”EREMITA

L’eremitaggio non lo fanno i canti,

se il mar salato sciaborda il salmastro

e in flutti il tardo conato olivastro

confonde il chiasso d’inutili vanti.

L’eremitaggio non lo fanno i santi,

fanti in tenzone per l’eredità

senza conoscere l’umanità

o quella severa che può fare i conti.

L’eremitaggio lo so io chi lo fa :

è la vecchina in pensione, il mulettista disilluso,

la giocatrice a scopone, il travestito religioso…

C’è chi lo fa ma neppure lo sa.

Ne è piena la storia.

 

RITO

R idere per cosa o commuoversi per poco,

I nscindibilmente no!

T utto è fuga verso l’eterno.

O bliquità indaffarata.  Ma ad oggi è solo un contenzioso.

 

IDEE CHIARE SUL FAR DELLA SERA

Chi vuole assistere al tramonto del Sole?
Non ci sono idee chiare
per cogliere i raggi sul prato:
le stelle già cingono attorno.

SONO CERTO

Sono certo che scenderò
dalle colline a cercarti,
questa notte,
interpretando sulle tue palpebre
addormentate il nostro sogno
d’amore.
Ci lanceremo su cavalli di nuvole
dorate come i raggi
di un Sole ancora guerriero.
Sono certo che sapremo amarci
come la sabbia su un mocassino di pelle.

RAGAZZA DELLA MIA GENTE

Ti ho incontrata sola al sentiero
del torrente
a prendere l’acqua
per i tuoi genitori;
ora camminiamo insieme,
sotto la stessa coperta,
e ci prepariamo a far sorridere
i nostri figli.
E ripenso a quando ti ho vista sola,
al sentiero del torrente:
bevevi alla pozza della vita
e l’acqua stillava una sorpresa d’amore.

ENTUSIASMO

Ti ho sorpresa nel boschetto a lavare
e sento la speranza
nella stanza del mio cuore;
c’è molto entusiasmo negli occhi tuoi.

L’ATTESA DI CALLIOPE ED EUTERPE

Pedinano le attese in acque amare,
un flusso argenteo aureolare,
in una sera ad Albissola a bere;
bevono pure le dolci sirene.

Tutti sorseggiano per maledire
il rinverdire d’un tenue cantare.

IDENTITA’

I_l dandy è un sordomuto
D_entro il mondo e le parole,
E_mpireo vitupero
N_obilmente eletto come prole in un angoletto,
T_ristemente atto a sconfessare.
I_ntrusi incidono indignati,
T_urpiloquiando la persa sentenza:
A ciascuno piace la casacca indossare.

SENZA TITOLO

Qual vuoto esistenziale oggi ti porti,
che ignorasti nei dì torti di porti!
Un pescatore veleggia tra i porti?

SI VIS PACEM PARA BELLUM

E bolle a distillare l’alambicco,
violento a scindere i guerrieri e i mesti,
che, se di fronte agli uni il fuoco appicca,
sorride agli altri serpolando gesta.
Infine, impone a questi la pasticca
al “Tum-Tum Golgota”, o in tivvù le vesta,
mentre costoro, i sobillatori,
smarriti sono nei falsi “valori”.

Rose latenti,
degli animi sì liberi di regni,
perdete ovunque i petali valenti?

Ma nella conseguente tua brinata
nuovo oscillare dai nuovi disegni,
o rosa rinata!

REINTEGRO

Senti, le dolci parole non servono
a molto: qual parentesi gentili,
nell’Apeiròn dissociante di vili,
solo un’effimera parvenza serbano.

Eppure, in cuor sincero, debbo dirti
giusto un progetto, comune: l’umano
solo si libera gustando i mirti
dell’amore vissuto intensamente.

Dolci parole sono in vero gli occhi,
il tuo sorriso perduto al domani,
al tocco ansioso d’Amore le mani
frementi, un galoppar di ratti cocchi.

Io sono uno Zupay e tu la mia Abere,
e non creder che ciò sia troppo arcano:
noi finiamo la notte andando a bere,
inoltrandoci, soli, fra la gente.

LENTI

Ci sono occhi che vedono ben poco
ed occhi che non vedono per niente.
Ma c’è, più grave, un’altra cecità,
di chi, vedente, ostenta la sua lente.

E’ questa la più spessa e di gran fuoco,
perché non è di nascita il malato
che la porta, e neppure incidentato,
ma astuto burlator della città.

Conosco un cieco vero e pure matto
che, d’autorevolezza e fine tatto,
senza lenti, si cerca una certezza;

non ti rifiuta mai benevolenza,
e negli occhi ferrigni ha una dolcezza!
L’astuto cieco, intanto, è deputato.

ISPIOTA (a Pistoia, nel bene e nel male)

Ispiòta, m’hai dato la mORte!
L’Averno è voragine e pasce
dell’ORE in cui l’animo sORte
sviluppi e rovine di fasce.

Ispiòta, e per questo bruciORE,
che ancORA anelante s’annida
– nel cuOR dell’eclisse livORE -,
mi lasci dinanzi una sfida;

Ispiòta, Ispiòta dolORE,
che pure da tanto vapORE
“NitORE!!!” gridasti allo scatto:

riscatto di Logos… ritratto!

IL SOLDATO E IL FANCIULLO

La notte trascolora
le facce di sorpresa,
la speme d’ossatura,

perché non tanto è resa,
dal sogno di fanciullo,
gradita gioia attesa.

In me il bimbo annullo,
nel mio fiatar strisciante,
ma d’ora non trascuro,

lo cullo tra le piante;
lui parmi dica solo:
“Io sono il tuo birbante,

non farmi stare solo”.
Se pure mi dispero
del re o perché assiolo,

ancor sento che devo
spogliarmi tra le brande
al bambinello ch’ero.

IL COMMIATO

“Come era buono!”, “Com’è emaciato!”,
“Non meritava…”, “Ma quale supplizio!”…
Tanto onesto il sorriso e senza vizio,
così il ricordo tornava offuscato.
La salma, quieta, perdeva il tumulto,
nella sua bara confusa da croci;
nell’altra stanza un tappeto di voci
di donne austere, sfidanti l’inulto.

Anche uno scarafaggio sgambettava:
senza potersi girar sulle zampe,
ai crisantemi di legge, alle gambe,
il suo tormento di morte gridava.
“Come era buono!”, “Com’è emaciato!”,
“Non meritava…”, “Ma quale supplizio!”…
Tanto onesto il sorriso e senza vizio,
nel corteo di cimici del prato.

Ora, allungato, giace alle colonne,
per la dieresi mai naturale:
lo scarafaggio cresciuto nel Male
ride compianto da cimici e donne.

 

NOTTE BRAVA, NOTTE ROMANA (ad Arianna)

Questo “Ambleto” romano m’è piaciuto

e non per il buon testo di Testori,

né per la Forte, diva fra gli attori,

ma come empirico gioco al vissuto.

Cara inebriante, dolce gelsomino,

ricordi come fu lungo il cammino

che al mattino condusse i lenti passi

e i nostri corpi silenziosi e sazi?

 

UN SOGNO ANCORA (a Concetta)

Di remote beltà son cacciatore,
quasi un rifugio dal mondo che abietta;
nel dormiveglia di sogni d’amore
un lieto riso si pone a vedetta.

In tempi ostili, se lo spirto muore,
forse ho trovato la guida predetta:
non so che senta e neppure se puote
offrire il cuore l’amata Concetta.

INCOMPRENSIONE SENTIMENTALE

L’amore è privilegio del dolore
od utopia generazionale?

LA PARTITA SENTIMENTALE

E’ finita la partita
e non so chi indossa alloro,
nello stadio recintato
che risuona un triste coro.

E’ finita e so per certo
che non ebbi a vincer più
d’una misera esperienza:
l’orologio a cucù.

Ora là, nel campo spento,
è coperto il verde manto;
non si giocano sconfitte,
ma si leva un turpe canto:

i romiti, spirti amici,
nel singulto di rimpianto,
sugli spalti rovinosi
già si crucciano di tanto.

Pure, solo, salirò
quelle infauste gradinate.
La conchiglia affondo inerme
e con lei le mie giornate.

LA DEBORDATURA

L’edera sale sulle mura cittadine,
arbusti di miele si compongono lenti,
occhieggiano le foglie a distratte bambine.

Nell’angolo opposto, il muro cadente
non genera verde, e le pietre vicine
crollano al gelo sfiancando due amanti.

E’ sempre così, con la debordatura,
quando le consistenze si vestono
delle duplici armature dell’Altura,

e la luce e le tenebre si contendono,
nel fare e fare di stelle e di luna,
come d’un orologio l’inevitabile pendolo.

AFFINITA’

La sera è dicembre e balla, balla
di colori e di lucerne:
come un’onda spalleggia la massa
con la saliva viscida d’un verme.
La sera di natale è solo festa
e rumori e silenzi per la strada più misera,
e se un povero cristo minestra
palmeggia un sorriso solitario lo libera.
Pure quel broncio rammenta mattini turbati,
rassegnati davanti al mio specchio;
però, la sagoma ha gli occhi malati
e le grinze che gridano: “Sei tu da vecchio!”.

 

BREVE BIOGRAFIA

 

Leonardo Magnani è nato a Pistoia nel 1979, dove vive. Ha al suo attivo diverse raccolte di poesie; ha partecipato e partecipa alla vita di vari circoli culturali, anche attraverso performance e readings poetici. Alcune sue liriche sono presenti in antologie.

 

CANZONI MUSICALI

 

 

PREGHIERA

Un cerchio luminescente ci raccoglie.
Amico Sole, che sei speranza e vita,
fai rinascere la pianta appassita.
Ho visto l’amore che dentro sei tu,
ti prego, non lasciarmi più.
L’indice d’ascolto non è proprio alto,
occorre aspettarsi altro.
Le società sono fatte di uomini
e sono viziate come i loro seguiti.
Amico Sole, non scommetto che in te.
Che possa crescere la stella che è in te.
Salirò pendici inaspettate,
con le corde lanciate e poi fermate.
Non farò che una sola espressione
che si chiama “Commiserazione”.
Le mie scarpe cammineranno consumate
e tenui emozioni saranno mie strade.
Non vivrò pesce lesso dentro e fuori,
sarò vivo nel mondo a colori.
Farò resistere il Cielo dentro me,
con un motivo che esprima il perché.
Un cerchio luminescente ci raccoglie.

 

 

SONO CRESCIUTI E NON RICORDANO IL PASSATO

C’era un bambino americano,
figlio di un diplomatico sovrano
finito in Afghanistan per la guerra ai russi.
C’era una bambina afghana in povertà.
Insieme crescevano da buoni amici
e amorevoli fidanzatini dell’altra metà.
Ora, il ragazzo è costretto dalla famiglia
a tornare nella patria d’origine.
Le Torri Gemelle precipitano gli eventi
e lo arruolano, i Marines, in un disegno del papà.
I due sono cresciuti e non ricordano il passato…
I due sono cresciuti e non ricordano il passato…
Si ritrovano l’una di faccia all’altro,
guardandosi negli occhi impietosi:
due colpi e i fucili di botto cadran…
Dopo un istante arrancano i corpi;
le mani congiunte in solo Dio
sono quelle di chi in vita non l’ha conosciuto.
(ad libitum sfumando):
Sono cresciuto con questa idea
e non la lascio morire qui.
Scusami tanto per questa piega,
ma non la lascio finire così…

 

 

IL PAESE DI CUCCAGNA

Vorrei, vorrei, vorrei
salire tutti i desideri miei,
sentire accanto a me
quell’aria magica che avanza da sé.
Mi hanno detto che c’è, dalle alte mura,
un paese chiamato Cuccagna,
dove chi dorme più guadagna:
è forse questa la vera cura.
Mi hanno detto che i monti sono pasta,
le fontane rendono la gioventù
e i campi di dolci fanno l’avventura.
Esiste un carcere per chi lavora…
Esiste un carcere per chi lavora…
Mi hanno detto che spighe son salsicce
e cresce il luppolo in fumo dai camini,
le persone non si sporcano le mani
e fanno festa in tutti gli orari.
Ma, se significasse libertà
il principio primo “Avidità”,
e non valutasse lo slancio e la paura,
il carcere duro per chi deruba…
il carcere duro per chi l’anima ruba.

Mi hanno detto di credere in spille,
portate al petto come conquiste,
senza limiti né vergogna alcuna
davanti a magistrati, elettori e tribuna.

Vorrei, vorrei, vorrei
salire tutti i desideri miei,
sentire dentro e fuori me
un mondo migliore,
ciascuno per sé.
Vorrei, vorrei, vorrei
salire tutti i desideri miei,
sentire dentro e fuori me
un mondo migliore,
ciascuno per sé.

 

 

COSCIENZA D’UN BRIGANTE

Cavalca la strada in collina,
che s’erge ed impenna nel cielo!
La notte è una patina, un velo
di carta, aspettando mattina,
aspettando mattina,
l’onesta rapina.
La resina copre il sudore,
ma non lo sovrasta per niente,
e mentre, correndo, la mente
riscopre, dibatte il tuo cuore,
dibatte il tuo cuore
di vivo rancore.
Ti perdi lontano, tra spilli di luna;
l’opaca trovasti. Pregusti fortuna.
Ti perdi lontano, tra spilli di luna;
l’opaca trovasti. Pregusti fortuna.
Il tuo cuore non uccide,
ammazzano le carabine.
Corri, corri sui tornanti,
ma all’aurora non puoi più;
t’abbandoni, agonizzante,
sulla strada di virtù.

Braccato alla strada fangosa,
pozzanghere dove ti menti,
così sei costretto all’esosa
consulta di squarci lamenti,
gli squarci lamenti
di povere genti.
L’odore del giusto t’inebria,
da poco il delitto hai commesso:
negli occhi il pallore di cipria,
il frac, l’estorsione al commesso,
l’estorsione al commesso,
la promessa all’oppresso.
Non sai tamponare il sangue che versi;
boccheggi finito ma non ti rassegni.
Non sai tamponare il sangue che versi;
boccheggi finito ma non ti rassegni.
Il tuo cuore non uccide,
ammazzano le carabine.
Corri, corri sui tornanti,
ma all’aurora non puoi più;
t’abbandoni, agonizzante,
sulla strada di virtù.
Eri puro più di tanti
sulla strada di virtù.
Eri puro più di tanti

sulla strada di virtù.

 

 

AMORE FORSENNATO

Amore forsennato,
fra scogli in riva al mare,
di vita, che non sanno
talvolta più cantare.
Mentre il mare è una tavola blu,
è felice d’essere
una tavola celeste.
– Ancora cosa vuoi? -,
dirà la pietra all’altra,
senza ottener risposta:
parla soltanto l’acqua.
Amore forsennato
che non dà più amore,
il tempo è già passato:
petali ha perso il fiore.
– Cos’altro hai da ambire? -,
dirà paziente Pietra,
– comunque sei il sire! -.
– E tu la mia contesa! -.
Mentre il mare è una tavola blu,
è felice d’essere
una tavola celeste.

Amore forsennato,
fra scogli in riva al mare,
di vita, che non sanno
talvolta più cantare.

 

 

BALLATA DELL’INSONNIA

La notte aspetta un risultato
nel galletto innamorato:
lo studente ed il ragazzo
di bottega e apprendistato.
Perché la notte
è andata via lontano?
Dai cumuli di smog
è fuggita piano piano.
Dai palazzi milionari,
dalle grida di palazzinari,
s’è spostata nei cortili,
nei tormenti giovanili.
Le notti vivono
i matti e gli audaci,
gli insofferenti delle schede nulle,
i nipotini nelle culle.
Le notti ridono
e pure vivono
i matti e gli audaci,
i gatti e gli anziani.

Anche stanotte la notte è tornata:
è entrata nelle prigioni,
fra gli occhiali del cieco,
nella voce del fioco…
La notte aspetta un risultato
nel galletto innamorato:
lo studente ed il ragazzo
di bottega e apprendistato.
La notte aspetta un risultato
nel galletto innamorato:
lo studente ed il ragazzo
di bottega e apprendistato.

 

 

ALLA FINE DEL LIBRO

Goodbye, mia dolce amica:
vidi la guerra
e il mondo regredire in…
…in un vuoto di…
…di resina e sangue.
Lessi un libro
– il vero libro –
alla fine del libro.
Goodbye, mia sorella,
e come te tutte le altre,
con la musica dell’inverno,
con il dramma dei sognatori.
Goodbye, me stesso:
vidi il muro umano
precipitare in…
…in un vuoto di…
…di resina e sangue.
Lessi un libro
– il vero libro –
alla fine del libro.

Goodbye, mio fratello,
e come te tutti gli altri,
con la musica dell’inverno,
con il dramma dei sognatori.

(ad libitum sfumando)
Alla fine del libro…
Alla fine del libro…
Alla fine del libro…
Alla fine del libro…

 

 

DICEVANO I DOTTORI

“Non ti ferire gli occhi:
avrai molto da perdere;
non ti ferir l’udito:
non avrai più visioni”,
proprio così, dicevano i dottori.
Ed ogni notte ho sognato
che ti mutavi in un…
…in un cadavere squisito:
oh si! oh si! (detto eroticamente).
E’ la vita nella poesia.
E’ la vita nella fantasia.
E invece sei risorta,
mia giovane anarchia,
e scrivo come un cieco,
come un sordo, forse,
e la Vergine è tornata,
quasi come a me integrata.
“Non ti ferire gli occhi:
avrai molto da perdere;
non ti ferir l’udito:
non avrai più visioni”,
proprio così, dicevano i dottori.

 

 

SOGNI D’INFANZIA

Ingaggiò mille gendarmi
e un dicitore di frottole
la scuola che non capiva
la libertà di due regine.
E quelle ninfe erano adulte,
amiche e insieme condottiere
di nuovi e sterminati cantieri
che aprivano il reale ai sogni veri.
L’una italiana e l’altra tunisina,
come amiche fan coppia, promessa di vita,
a nove anni affrontarono strade,
quella eterna, poco banale.
Un altro passo
e siamo in girotondo,
sempre lontani
dal nostro vecchio mondo.
Un altro passo
e infine sarà
l’esperienza
di un’altra verità.

(assolo)

Cento altri passi
e il sogno è tutto lì,
tra una rotonda
e il claxon d’un taxi.
Un altro passo
e infine sarà
l’esperienza
di un’altra verità.

(coda parlata)
Sole si destano
nel ripostiglio oscuro,
l’una abbracciata all’altra
nel devastante vuoto.
Una maestra
le trova che è già mattino;
è l’ora di lavarsi il viso,
di conquistare un giorno di più,
e poi la luna ancora in cielo,
il suo velluto blu.

 

 

CERTE STAGIONI FERMENTANO L’UOMO

Alce sul tronco era deceduto,
anche se aveva meno di dieci anni.
Al Funzionario di Stato lo disse,
all’anima-mondo lo ricordò;
al ghigno vinto di tutte le genti
della cultura Nativa Amerindia,
degli Aborigeni e pure dei Rom,
all’anima-mondo lo ricordò.
Incroci di stecchi, di rami incidenti…
Dove finì il passo burattino?
Dove conobbe il traguardo maggiore?
C’era cotone, o, peggio, del carbone?
E il mondo riprese i gravosi lampi,
tra fili arrugginiti e persi campi.
Una donna, squadrata al Mistero,
ombre cavalca con muto cipiglio,
fino a quando non prende il suo velo,
fino a quando non lo getta al ciglio:
coranico, evangelico o biblico
il velo ritorna e sempre contiene,
ma serve salvare l’amato figlio,
nuda parentesi d’amore vero.

Incroci di stecchi, di rami incidenti…
Dove finì il passo burattino?
Dove conobbe il traguardo maggiore?
C’era cotone o, peggio, del carbone?
E il mondo riprese i gravosi lampi,
tra fili arrugginiti e persi campi.

(coda parlata)

E’ d’oro il silenzio nell’oscurità,
nell’incertezza del mondo attuale,
che si dipana sopra ogni male
compiuto dall’uomo con malvagità.
Ma ad ogni luogo oscuro della vita,
si prepongono puri sognatori,
ricercatori di perso lindore,
Ritorno Solare Del Più Grande Cuore.