MESSA IN ABISSO.

 

…CROCCA, CROCCA, LA FOGLIA CROCCA!

Crocca, crocca, la foglia crocca,
al vento e al passo la foglia si stacca.

Lontane grida, la vicissitudine
in aria gonfia che pare un turbine.

E poi si posa come defunta,
spoglia di niente, di tutto consunta.

1

Qui serve sprofondare, o venerata Musa,
che molti già considerano illusa;
e non farò per certo tua incerta interpellanza,
lasciando che tu venga alla mia Stanza,
lasciando che tu spenga, dannate, l’ambizioni,
chiamate come esigono i cuori.
Qui serve sprofondare.

2

Credi sempre ed inonda di fracida sostanza
ogni pur lieve scossa in gravidanza,
ogni dettato aperto che soltanto ricuce
i puttaneschi ostacoli alla Luce;
gli incubi vagabondi, su letti rosso sangue,
si chiamano “Certezze Fatte Ad Arte”.
Credi sempre ed inonda.

3

S’agiteranno i figli di lune capovolte,
come esplicando lor false condotte,
come piaghe di cuori che sanguinano gravi
e sporcano le tuniche dei “savi”.
Or vedi, Fanciullino, la vedi: è resistenza
quella penombra tenue d’esistenza.
S’agiteranno i figli.

4

Celibe d’emozioni cerchi l’iniziazione
a un collettivo gioco di parole.
Siederai su di un trono, anelante il perdono
concesso all’uomo, figlio di Dio Crono;
e toccherai il sereno, il santo cuore in velo,
sì pago di brindare sol veleno.
Celibe d’emozioni.

5

Forse non fuggirai, nella notte feconda,
cercando di seguire linee d’ombra,
pure comunicando con il silenzio atroce
di chi già trapassò Eterna Voce.
Vivrai (e so per certo) di schietta vicinanza,
gramigna che non turba l’altra Stanza.
Forse non fuggirai.

6

Impara la giornata, la vita è tutta qua,
con un sorriso grato verso un tram:
l’ultimo tram chiamato “Notte Bambina E Incerta”
si ferma sulla tua riva deserta.
Saprai lasciare orme, non perderti nei guai,
se il cielo nella Stanza proprio vuoi.
Impara la giornata.

7

Chiederai come mai il mondo si rinnova
sempre perdendosi nella sua ruota;
forse non sai distinguere fra la certezza e il sogno,
e la grazia non ha più ugual ritorno.
C’è chi vive anche lieto, il lieve animo semplice,
così il contorno umano impegna complice.
Chiederai come mai.

8

Esprimo e esprimerai sussurri come amori
congratularsi dentro come fuori.
Forse l’oscurità ha conquistato Stanza,
non passerà la soglia di condensa;
la voglia che nutriamo, la linfa nella foglia,
sarà il dibattere d’anima spoglia.

Esprimo e esprimerai.

17

Ma la scala stradale è una piramide –
L’amato padre e la madre d’affetti –
Siedono il trono “diversi” ed eletti –
Adesso l’universo si compiace –

18

Non stride più la vampa amareggiata –
Celeste si presenta il fu oltraggioso –
Omaggi carezzevoli propongono –
Ora conosco la nuova giornata –

19

Cinge, cinge il lietissimo cordame –
Soli e papaveri, grazia rinata –
Francese il bacio che mi lasci dentro –
Condensa cieca d’impulsi d’amore –

20

Livido il tuo fissarmi, o luce fiera –
Sali di litio grondano sublimi –
Alla gioia reiterativa cedo –
Mi muovo alla conquista ardimentosa –

31

Forse violenza può fare chiarezza –
Sento nel mondo una tale afonia –
Prema il pedale d’accelerazione –
Davvero pochi fremono la vita –

32

In fondo il santo non ha mai amato –
Certo, cercare è una pagina nobile –
Pianta carnivora, anche tu sai cedere –
Il coccodrillo può cedere il pasto? –

33

M’infonde la tribù molto coraggio –
L’amore solo ho perduto per te –
Che una fiamma s’accenda nel cuore! –
La società concelebra il suicidio –

34

Salga quel brio di perse tribù –
Battezzi ancora il seme ed il sangue –
Fui combattuto da foglie urticanti –
Sono disposto a cannibalizzare –

43

Constatazione empirica il sanguinante clero
di sempiterno civile rituale
politico o ecclesiale, nel mare più sociale
di questo inetto battello insincero.
Mi rimetto al veleno del Solipsismo immane
se Cerbero è il Divino e dopo invade.
Constatazione empirica.

44

Solenne patto al Demone, per meriti congiunti
di grazie avvelenate sovrumane.
Gli scheletriti assunti di grugniti desunti
si sposano a preghiere preparate.
Il Solipsismo acuto, in questo corto raggio,
premette il sogno nudo e dà coraggio.
Solenne patto al Demone.

45

Così m’è porto il calice, l’amara coppa lignea,
ma prediligo fruste d’eros nero.
Sollevano le genti, al Cielo che sogghigna,
preghiere senza un attimo di vero;
e sanno solo credere a false circostanze
battute come porte delle Stanze.
Così m’è porto il calice.

46

Sento che non si possa davvero farne a meno
di tutto questo immenso truce siero;
è l’Uomo che ripone il senno nel veleno,
per sopravvivere nel sogno fiero.
Ma un cane, un gatto, sanno in fondo più contare
con la Purezza Comportamentale.
Sento che non si possa.

47

E brindano le stelle di Cieli in arabeschi,
come ridendo in vivo aperitivo;
e ghignano di noi, dei nostri amati teschi,
come ci sollazziamo col cretino.
E allora tutto passa, l’allerta non è molta,
come si frange l’ondata sull’onda.
E brindano le stelle.

48

Ringrazio la mattina, lo stupro che purifica,
la rimembro di certo in bene o in male;
ma il nudo si compiace e lascia conturbare
perché è una Vita in toto che si umilia.
Ed ora traggo il vero, nel creder puro e atroce
che il mondo debba spingere alla brace.
Ringrazio la mattina.

49

La carne si fa nuda, chiedendo un gran perdono,
offrendolo in dono al masochista;
se pure egli concede al suo maligno il dono
di spegnere la memore sconfitta,
si aprirà cosciente, perché di grande lena,
meravigliosa la Social Catena.
La carne si fa nuda.

50

Si placa la giornata, sperperato fogliame,
quando le grida giovani marciscono;
s’ode il quieto fremito di scheletriti rami,
le nudità di notti che nutriscono.
Ora puoi solo scrivere la tua storia futura,
giacché, immemore, è nuda la Natura.
Si placa la giornata.

…CROCCA, CROCCA, LA FOGLIA CROCCA.

Crocca, crocca, la foglia crocca,
al vento e al passo la foglia si stacca.

Lontane grida, la vicissitudine
in aria gonfia che pare un turbine.

E poi si posa come defunta,
spoglia di niente, di tutto consunta…

 

(LEONARDO MAGNANI).

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