L’ABIURA.

 

Cala sovrano, sordido il silenzio
sull’appartato nido della vecchia,
che, sulla tavola tra vino e assenzio,
come la prima giovane si specchia.
S’ode lontano un sussulto di vati,
così fuggevoli dinanzi agli occhi
di popoli irretiti dalla fame:
siam tutti un po’ malati!

Al silente sussegue l’Ade, tenebra
viluppatrice, che sempre a sé porta
chi la ragione rifiuta, chi penetra
laddove solo il cuore apre la porta.
S’ode lontano un sobbalzo di miti,
così cedevoli dinanzi ai nuovi,
che infiammano cinque anni e poi si bruciano:
siam tutti un po’ feriti!

Forse rifiuterò chierico rosso
o bianco: mai cotanta sofferenza!
Forse rifiuterò anche me stesso
senza che il mondo chieda la mia assenza.
S’ode lungi una forca di ribelli,
che dettero la vita per salvare
i loro boia e non chiesero favori:
siam tutti un po’ di quelli!

Forse non avrò tempo di lottare,
né lottando passivo potrò dire
d’aver vissuto bene d’affrontare
con sollievo il giudizio del morire.
S’odono lungi schiere d’eremiti:
come noi si percuotono il dolore
che di dolore è conseguenza e causa:
siam tutti un po’ finiti!

(LEONARDO MAGNANI)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *